lunedì 24 ottobre 2011
Guardami
"Papà guarda! Guarda sono entrato in acqua! Hai visto?".
Nessuna risposta. Continua la sua camminata affiancato dai due figli con lo sguardo perso rivolto in basso, gli occhiali da sole e la bocca contorta in un'espressione stanca e facilmente irritabile.
"Hai visto papà...?".
Niente.
Il fratello più grande lo guarda sorridendo.
"Facciamo, facciamo che se rimango in acqua fino a cento poi giochiamo con la palla. Eh? Dai conta fino a cento!".
Il bambino si affanna nel portare a termine la sua impresa. L'acqua alle ginocchia, le onde che sembrano infrangersi violentemente su quie venti chili scarsi, e lui che sfrutta ogni muscolo del suo esile corpicino per non cadere.
I secondi passano.
"Ma...voi non state contando però".
Il fratello, accanto al padre, combattuto tra l'istinto di assecondare il fratello in quello che sembra davvero un bel gioco, e la voglia di imitare il padre nel suo disinteresse verso il figlio più piccolo per la paura di essere a sua volta rigettato da quella figura che dovrebbe amarlo in modo incondizionato.
Viene rapito dal primo. "Io sto contando!".
Il piccolo non risponde. Continua a camminare, continua a procedere con tutte le sue forze, passo dopo passo, onda dopo onda, seguito dagli occhi amorevoli del fratello che scandiva ogni numero sottovoce.
"...ventotto, ventinove, trenta, trentuno..."
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