E’ nel suo
mondo.
Un mondo fatto di musica, che richiama
pensieri, che gonfia il petto, che rinnova e distrugge.
Le dita
scivolano leggere sui tasti, sanno quel che fanno. Proseguono senza tempo,
noncuranti dell’ambiente caotico circostante, guidate solo dalla voglia di
concepire bellezza.
E lui suona.
Una melodia che lo richiama a sé, che lo rende schiavo consenziente di una condizione
ipnotica alla quale non sei disposto a rinunciare, una natura che si impossessa
di te permettendoti così di vivere.
Vivere davvero, anche se per pochi attimi.
E allora
continua a suonare. Lo sguardo attento, e tuttavia distratto, e vuoto forse, e
tuttavia pieno.
Di
sentimenti infiniti.
La
concentrazione và e viene, prende il suo posto l’irrefrenabile desiderio di
godere di quel momento.
Le labbra
fremono, l’idea che tutto finisca è insopportabile, e si affannano affinché non
avvenga. Accennano a impercettibili
movimenti, premono le une sulle altre, scivolano, rimangono in tensione,
come a voler sostenere il resto del corpo in questa lotta contro il ritorno
alla consapevolezza.
La testa
ondeggia dolcemente, il corpo la segue.
Ed io traggo
forza dalle vibrazioni che mi avvolgono
come in un inaspettato abbraccio. E mi ricarico.
E lui suona.