Non è che
non so cosa scrivere. Piuttosto non saprei come scriverlo. E non si tratta di
non riuscire a trovare le parole adatte o di mettere in ordine i pensieri. No,
quelli ci sono, forse un po’ disordinati, a tratti incerti e dai contorni poco
definiti, ma si fanno sentire. Parlo invece del senso pratico. Mi riferisco all’atto
del mettersi con la testa china su un foglio, la matita in mano e scrivere. O
appoggiare le dita sulla tastiera del computer e lasciare che i pensieri
vengano impressi parola per parola sullo schermo. A volte semplicemente non
puoi farlo. Perché quel tipo di immagini, quelle sensazioni, tutto ciò che la
tua mente elabora in modo così complesso e approfondito, non può essere
espresso in alto modo se non attraverso gli sguardi e le vibrazioni dell’anima.
Solo guardando, toccando e respirando il calore dall’essenza della persona
stessa si è in grado di comprenderne i pensieri taciuti.
Ed è questa
l’unica strada per poterli conoscere.
Ed è la
strada migliore che si possa intraprendere.
Ed è la più
avventurosa.
E spesso
ardua.
Ma in fin
dei conti vale sempre la pena percorrerla.
Si tratta della
percezione incontaminata delle visioni altrui, della nascita pura e semplice di
un pensiero all’origine, l’occasione unica di creare un legame raro e prezioso
con la persona con la quale si vive questa magia. Vivere la persona anche solo
per pochi istanti ti permette di ascoltare più di quanto possa fare qualsiasi
frase scritta o parlata.
Vale sempre
la pena percorrerla. Sempre.