mercoledì 23 gennaio 2013

Pensieri muti


Non è che non so cosa scrivere. Piuttosto non saprei come scriverlo. E non si tratta di non riuscire a trovare le parole adatte o di mettere in ordine i pensieri. No, quelli ci sono, forse un po’ disordinati, a tratti incerti e dai contorni poco definiti, ma si fanno sentire. Parlo invece del senso pratico. Mi riferisco all’atto del mettersi con la testa china su un foglio, la matita in mano e scrivere. O appoggiare le dita sulla tastiera del computer e lasciare che i pensieri vengano impressi parola per parola sullo schermo. A volte semplicemente non puoi farlo. Perché quel tipo di immagini, quelle sensazioni, tutto ciò che la tua mente elabora in modo così complesso e approfondito, non può essere espresso in alto modo se non attraverso gli sguardi e le vibrazioni dell’anima. Solo guardando, toccando e respirando il calore dall’essenza della persona stessa si è in grado di comprenderne i pensieri taciuti. 
Ed è questa l’unica strada per poterli conoscere.
Ed è la strada migliore che si possa intraprendere.
Ed è la più avventurosa.
E spesso ardua.
Ma in fin dei conti vale sempre la pena percorrerla.
Si tratta della percezione incontaminata delle visioni altrui, della nascita pura e semplice di un pensiero all’origine, l’occasione unica di creare un legame raro e prezioso con la persona con la quale si vive questa magia. Vivere la persona anche solo per pochi istanti ti permette di ascoltare più di quanto possa fare qualsiasi frase scritta o parlata.
Vale sempre la pena percorrerla. Sempre.

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