Si ritrova d’un tratto catapultato in racconti magici,
celestiali, dal retrogusto amaro alcuni. No, tutti.
Provengono da un viandante
stanco, a tratti rassegnato. Narra di battaglie epiche al limite dell’immaginabile,
racconta di sirene, castelli, tesori nascosti, danze leggiadre.
E viene improvvisamente attraversato da questo fiume di
parole così meravigliosamente fluenti e malinconiche. Rimane interdetto e
frastornato, ma incapace di non ascoltare ciò che il viandante rivela nella
purezza fiacca dei suoi racconti. Cerca di carpire il più debole e nascosto dei
significati, si concentra sulle singole parole, le ripete mentalmente più volte
per non rischiare di perdere il filo conduttore.
Niente.
E’ inebetito,
attonito, euforico, non se ne parla, la mente non collabora. ‘Rifletterò dopo
aver ascoltato fino alla fine’ pensa mentre assapora con avarizia i racconti
del fragile viandante.
Brevissime storie lunghe una vita intera.
Si sente pieno. Ancora scosso dall’adrenalina e dalla mente
sognante che non smette di viaggiare. Ma rinvigorito.
Guarda il pavimento. Poi
il viandante, fisso, per infiniti secondi. Senza capire perché, come
ipnotizzato.
Sorride meglio che può, al suo sguardo che da solo racconta altre mille
e una storia.
Sorride meglio che può.
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