Piove.
Piove sempre.
E non è una di quelle piogge che ogni tanto fa piacere vivere. E’ triste. Fastidiosa. Soffocante.
Mi fa sempre un po’ male la gola qualdo arriva. La testa a volte.
E poi smette. E ti senti libero di uscire fuori a respirare. Perché il prato ha sempre un buon odore dopo la pioggia. E la terra anche.
L’aria profuma di legna bagnata.
Ma guardi il cielo. Là, dietro le montagne. E lo sai.
Che presto ne arriverà un’altra di pioggia. Lo sai di sicuro.
E poi arriva.
Ancora più forte e più brutta di prima. Più cattiva. Più nera. Pressante.
E non è di quelle che ogni tanto fa piacere avere sulla pelle. E’ umida, ma in modo irritante. E’ calda. Diversa dalle altre.
E bagna tutto. Bagna i capelli. Che poi si attaccano sempre alla faccia, e non mi piace. Bagna le coperte. E i cuscini. Bagna anche quelli. E non è un bagnato che ti piace avere addosso.
E i pavimenti, quando piove proprio forte. Che ti tocca asciugare. Altrimenti ti ritrovi le calze umide.
E non vuoi stare sotto questa pioggia. Allora cerchi un ombrello. Uno di quelli grandissimi che si aprono manualmente. Verde scuro magari, con i bordi chiari. Non quelli automatici. Che non mi piacciono per niente. E lo apri con la convinzione che possa ripararti.
Ma è una pioggia brutta. L’ombrello non serve.
E allora grido. Sono stanca della pioggia e grido forte “Basta! Falla smettere!”.
Ma non smette.
Mi distraggo. Faccio qualcosa che mi distolga dal pensiero della pioggia. E leggo. E coloro. E poi guardo un bel film. Perché prima o poi passa.
Ma alzo lo sguardo un istante. E piove. E me lo ricordo che qui piove.
Qui dentro piove sempre.
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