Quasi tutti i giorni, nell’orario in cui i lavoratori tornano a casa ed i ragazzi escono da scuola, lui se ne sta lì, in quella stradina di paese assolutamente deserta, proprio di fronte alle strisce pedonali, vestito con un gilet giallo catarifrangente e tenendo in mano la sua fedele paletta rossa e bianca.
Se ne sta lì con i suoi capelli semilunghi ormai bianchi, con gli occhiali spessi quanto fondi di bottiglia, con la schiena curva e lo sguardo attento.
Se ne sta lì.
Aspettando pazientemente che delle macchine attraversino quella stradina isolata, così da poter dare il suo consenso di passaggio mostrando la sua paletta rotonda e salutando felicemente con un sorriso.
Poco importa che non ci sia nessun pedone ad attraversare la strada, poco importa che gli automobilisti lo saprebbero benissimo vedere da sé nel caso dovessero fermarsi, poco importa che venga preso in giro dall’intero quartiere, o che al suo sorriso non venga prestata la minima attenzione. Lui continua imperterrito a fare quel lavoro per cui probabilmente non viene nemmeno pagato, si ostina a sorridere con spensieratezza ad ogni macchina di passaggio e mostra orgoglioso la sua paletta rossa e bianca.
Felice di quel che fa. Felice di quel che è.
Chissà se è consapevole di poter migliorare la giornata di molte persone con il suo sorriso, chissà se è a conoscenza dello smisurato potere che ha in mano.
A volte basta davvero così poco.
Regalare un sorriso.
Lui l’ha capito, e quello è diventato lo scopo della sua vita.
Già. Perché a me, il sorriso di quel vecchio, cambia la giornata.
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